Karin Putsch-Grassi da Kyoto a Cecina per Keràmina 2016
Vi raccontiamo l’incontro con Karin Putsch-Grassi artista che ha partecipato a Keràmina 2016, mostra mercato internazionale della ceramica d’autore ideata da Chiara Nuti e svoltasi a Cecina sabato 21 maggio e domenica 22 maggio 2016 (leggi nostro articolo di approfondimento).
Karin Putsch-Grassi, rientrata da una personale a Kyoto per partecipare a Keràmina 2016, ha realizzato l’opera ceramica emersa in notturna durante la mostra mercato di Cecina, come un misterioso totem ancestrale, dallo spettacolo abbagliante di luce del forno alimentato a legna. Nata in Germania nel 1960, si forma in ceramica nello studio di lbrecht Kiedaisch a Tubinga. Nel 1982 è a Firenze, dove consegue il diploma di “Maestro d’Arte” presso l’Istituto d’Arte, con i ceramisti Salvatore e Stefano Cipolla. Dopo aver frequentato diversi workshop di John Colbeck, nel 1989 si trasferisce a Londra per un anno e si diploma in arte ceramica al Goldsmiths College. Trasferitasi di nuovo in Toscana, intraprende con entusiasmo la carriera di insegnante. Partecipa a seminari in tutta Europa, ed esplora tecniche sempre più innovative con le master dei ceramisti Takeshi Yasuda, Ruthanne Tudball, Wally Keeler e Daphene Corregan. Vincitrice nel 2012 del primo premio di ceramica contemporanea ad Albissola Marina, conta opere esposte in numerose mostre e musei d’ Europa e in prestigiose collezioni private, oltre alla più recente personale a Kyoto in Giappone.
D: Karin in cosa consiste la tecnica del ‘cut and stretch’ con cui realizzi i lavori più concettuali della tua produzione ceramica?
R: ‘Cut and stretch’ (tagliare e allargare), è una tecnica in cui taglio con un coltello l’argilla, nelle prime fasi della realizzazione. Il vaso viene poi allargato dall’interno per formare crepe casuali in superficie.
D: In queste tue minimaliste, eleganti, affascinanti e misteriose, forme ceramiche, ad una struttura organica ben definita, fa da contraltare una superficie quasi casuale, al limite della dispersione entropica. Confermi questo aspetto?
R: Sì: durante la cottura la superficie non la posso controllare. Le crepe e i pigmenti sono volutamente non controllabili, come accade in natura, ispirazione fondante di tutta la mia ricerca.
D: Il tuo è un curriculum in ascesa. Conta eventi, mostre e riconoscimenti, anche internazionali, di un’artista consolidata. Quale è il confine fra artigianato ed arte in ceramica per te?
R: Sono in questo mondo da trentacinque anni. Qui il limite è molto sottile, ma io comunque non mi sento un’artigiana, proprio perché sperimento continuamente.
D: Sei arrivata a Keràmina appena rientrata da una mostra personale a Kyoto. Che riscontro ha avuto Il tuo lavoro in Oriente, in Giappone, nella patria del raku?
R: È stata un’esperienza estremamente positiva, perché in Oriente la ceramica fa parte del mondo giornaliero, del quotidiano, è fondamentale.
D: Che spirito ha Keràmina per Karin Putsch-Grassi, e quali le motivazioni della tua partecipazione?
R: Oltre alla mia lunga e grande amicizia con Chiara Nuti, ideatrice della kermesse, trovo Keràmina una bella manifestazione e una grande occasione per “aprire la mente”. In piazza si fanno nuove amicizie e avviene uno scambio importantissimo fra colleghi […]
D: Dagli stimoli fondamentali fra colleghi ceramisti, all’incessante ricerca plastica e materica, anche nella scultura emersa dal forno a legna di Keràmina 2016, l’opera di Karin Putsch-Grassi sembra incedere, lineare e potente come le installazioni di Mauro Staccioli, verso la grande dimensione. Confermi questo aspetto Karin?
R: Sì, il mio attuale sogno è quello di realizzare sculture ceramiche così grandi, da poter interagire con il paesaggio. Proprio perché è la natura che si manifesta e rivela, con le sue linee, forme e cromie, nell’intenzionalità solo parziale, del mio lavoro e della mia opera.


