Ispirandosi per la propria attività al nome di una delle feste nazionali del Giappone (la fioritura degli alberi di ciliegio), Emiliano Lorenzi con ‘Sakura Matsuri’ ha dato vita al sogno di fare dell’amore per il mondo nipponico - iniziato da bambino negli anni ’80 - un mestiere. E per farlo al meglio, ha studiato a lungo l’oggetto della sua passione, imparando la lingua giapponese e dedicandosi ad approfondire i vari aspetti di quella cultura, sia con lo studio, sia con i viaggi nelle terre del Sol Levante, sia attraverso la partecipazione ai seminari dello INTK (Itaria Nihon Token Kyokai, ‘Associazione Italiana per lo Studio della Spada Giapponese’). L’attenzione di Lorenzi, come studioso e come mercante, è rivolta essenzialmente alle seguenti categorie di oggetti: armature da guerra; kiseru, antiche pipe da tabacco e da oppio; yatate, antichi set da scrittura composti da porta-inchiostro e porta-pennellino da appendere all’obi (la cintura del kimono); inro, il portaoggetti - per esempio monete e tabacco - anche questo da appendere all’obi e bilanciato da netsuke, una piccola sfera di corno, o di legno, o (molto raramente) di avorio.
Sono però le spade al centro della nostra conversazione. Un capitolo a sé, un oggetto che non ha un corrispettivo nel mondo occidentale. Rispettata quasi come un essere dotato di anima e temuta per la sua indistruttibilità, la lama giapponese è ancora oggi (dopo più di 1000 anni) fabbricata dai maestri forgiatori secondo dettami strettissimi e tecniche immutate, riprese dalle cinque scuole tradizionali (gokaden). Le lame giapponesi hanno nomi diversi a seconda della lunghezza (basata su antiche unità di misura) e una classificazione per età che segue una datazione diversa da quella usata per i normali secoli storici. Tuttora sono fabbricate con un solo tipo di acciaio (tamahagane) e rivestite con un fodero che può essere solo di legno di magnolia (l’unico che reagisce ai cambi di temperatura esattamente come la lama).
Per la datazione della lama, si usa una tecnica (kantei) che analizza forma, spessore, curvatura e motivo della decorazione e nella sua valutazione economica, le caratteristiche e la qualità tecnica della forgiatura sono più importanti dell’antichità. La quotazione di mercato di una lama giapponese antica ha come base i 5.000 / 6.000 Euro.
Ma la spada giapponese è in realtà un universo composito, che ha nella lama la sua anima, e negli accessori il corpo che la riveste. Il collezionismo in questo ambito si sbizzarrisce quindi anche sui componenti, come lo tsuba (il paramano), oppure gli ornamenti metallici posti sotto la stoffa che riveste il manico. Anche il fodero stesso si divide in due grandi famiglie: shirasaya (ovvero il fodero da riposo, quando la lama restava appesa sopra il letto del samurai) e koshirae (il rivestimento, con fodero e tutti i finimenti, usato per la battaglia).
Per la creazione di una lama e poi di una spada, mille anni fa come oggi, sono necessarie le arti e la pazienza di diversi artigiani, specializzati ciascuno in una propria tecnica: il maestro forgiatore (circa un mese ma anche più per forgiare una lama), il maestro politore (che porta la lama alla sua lucentezza finale), il maestro di habaki (l’oggetto che separa la lama dal punto dell’impugnatura) e poi un maestro per tutti i singoli accessori che comporranno la spada nella sua interezza. I più importanti maestri di lama, riconosciuti oggi come ieri come monumenti viventi della nazione, hanno il diritto di scegliere per primi i vari pezzi di metallo (tamahagane) da forgiare. Il tamahagane non è acciaio puro, ma carbone di pino e sabbia di un letto di un fiume, fuso in un’unica fornace. Il metallo che ne esce viene sbriciolato e classificato in due qualità: una prima scelta (che sarà la parte esterna indistruttibile) e una seconda scelta (che sarà l’interno, flessibile ai colpi), che forgiati insieme daranno vita al leggendario nihonto.
Nelle foto:
Katana di epoca moderna, con impressi sulla lama all’altezza dell’impugnatura sia il nome del maestro forgiatore che - sull’altro lato - la data di fabbricazione (1854). Fodero shirasaya.
Tachi del periodo fine Kamakura / primo Nanbokucho (inizi sec. XIII). Impugnatura in pelle di razza, rivestita di stoffa. Questa tachi, lama e koshirae (sec. XVIII), è probabilmente appartenuta ad un personaggio di alto livello, forse un funzionario di corte, per le occasioni di palazzo.
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25-27 maggio 2012 - “Mostra di Spade e Armature Giapponesi”. Impianto Sporting Village-Piazzale Olimpico, 2 (Novara). Info: http://www.kendo-cik.it