Storia. I Puffi - creature blu simili a folletti, che vivono in una foresta europea medievale - apparvero inizialmente come personaggi secondari del fumetto “John & Solfami” di Pierre Culliford (pseudonimo Peyo), per poi raggiungere velocemente una loro pubblicazione autonoma. Il nome nonsense in lingua originale è Schtroumpfs e nasce nel 1958 per un equivoco linguistico fra il disegnatore Peyo e un suo amico durante una vacanza al mare. Dopo aver usato scherzosamente questo termine assurdo più volte nella stessa giornata, Peyo decide di metterlo a frutto con carta e penna. In Italia, i Puffi arrivano nel 1963 in versione fumetto sulla rivista “Tipitì” e vengono battezzati originariamente Strunfi. Dal 1964, il “Corriere dei Piccoli” pubblica le storie degli omini blu, mutando il nome in Puffi (Il flauto a sei Puffi; n. 24/33 del “Corrierino”). Il piccolo schermo li consacra definitivamente. In Italia la serie animata dei Puffi è stata trasmessa sulle reti locali nel 1981/1982. Dalla metà del 1982 Fininvest trasmetterà i Puffi su Italia 1 con tutte le altre stagioni dal 1983 al 1990. Di culto per un’intera generazione, le sigle televisive cantate da Cristina di Avena.
Collezionismo. Molte figure e situazioni degli ometti blu sono state riprodotte in svariate forme di giocattoli: dai puzzles ai pupazzetti di svariate dimensioni e forme. Principalmente prodotti in Belgio ed in Germania per i mercati interni e in seguito in tutto il mondo, il merchandising dei puffi ha letteralmente fatto compiere a questi pupazzi un salto di qualità notevole. La Schleich, azienda produttrice ufficiale, produce otto Puffi nuovi ogni anno: nascono così la serie dedicata agli sport (calcio, rugby, tennis, canottaggio, motociclismo ecc.), la serie dedicata alle professioni (falegname, pompiere, vigile, poliziotto, medico, infermiere ecc.), al mondo della scuola, ai segni zodiacali e così via. Raccogliere tutti i pezzi di una serie o di serie, età, materiali diversi è diventata una forma di collezionismo. Nascono così interi cataloghi e siti internet esclusivamente dedicati alle figure e agli accessori, come le casette del villaggio a forma di fungo, il mulino a vento e altri accessori. I pezzi più vecchi, ormai fuori produzione da anni, hanno assunto quotazioni impensabili per semplici oggetti di plastica.
Collezionisti e sitografia. In Italia, molti sono i siti di scambio, acquisto, approfondimento dedicati all’universo di Pufflandia. Gorghigno.it è un sito interamente dedicato ai Puffi, ideato da un collezionista con lo scopo di organizzare incontri, scambiare opinioni, aiutarsi a completare le collezioni. Puffi smurf è il blog di un altro collezionista che ha deciso di mettere in vendita i suoi doppioni e per i prezzi fa riferimento al catalogo ufficiale “Der Schlumpf Katalog IV” del 2003. Citazione d’obbligo per il record man nostrano, che custodisce ben 2.500 ometti blu. Gabriele Spreafico, panettiere di Villasanta in Brianza, possiede la collezione più importante in Italia sia per quantità che per rarità dei pezzi (video “Corriere della Sera”). Stephen Parkes (vedi foto) è invece il collezionista numero uno al mondo certificato Guinness dei Primati.



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